La Legge n. 49/2023 ha introdotto il principio dell’equo compenso per tutelare i professionisti contro clausole vessatorie imposte da contraenti “forti”, inclusa la Pubblica
Amministrazione. L’applicazione di questa norma nel contesto degli appalti
pubblici, governati dal D.Lgs. n. 36/2023, ha generato un acceso dibattito
giurisprudenziale. Inizialmente, alcuni TAR hanno sostenuto l’inderogabilità
assoluta dei compensi professionali nelle gare. Altri TAR hanno invece ritenuto
possibile operare un ribasso su componenti accessori dei compensi. Due sentenze
gemelle del Consiglio di Stato (n. 594/2025 e n. 844/2025) hanno aderito
all’ultimo filone giurisprudenziale, chiarendo la specialità del Codice dei
Contratti pubblici e l’autonomia della stazione appaltante. Il legislatore, col
“Correttivo Appalti”, ha infine risolto il conflitto, creando un sistema
bilanciato che contempera equa remunerazione e concorrenza.